Rivista Il Minotauro

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Il Minotauro Giugno 2017, sfoglia l’anteprima

Il Nuovo numero de Il Minotauro – Giugno 2017 è già ordinabile online!

 

Ecco alcuni articoli che potrebbero interessarti:

Il ruolo delle emozioni nell’arte della comunicazione. Un approccio psicologico
di Javier Fiz Pérez e Andrea Ardia

Psicoide e protomentale: Jung e Bion
di Riccardo Gramantieri ed Erica Neri

L’inserimento del disabile nel mondo del lavoro
di Javier Fiz Pérez ed Eleonora Ginepri

La crescita del disabile attraverso tre temi fondamentali
di Javier Fiz Pérez ed Eleonora Ginepri

Intervista a Mario Trevi. Conversazioni sull’ombra e la creatività nella poetica di Arthur Rimbaud
di Alessandro Raggi e Marianna di Mezza

Employer branding: le motivazioni delle risorse umane in chiave di sostenibilità e crescita del business
di Javier Fiz Pérez e Chiara Greta De Filippo

Jung e Neumann. Il carteggio (1933-1959)… della delusione
di Giuseppe Ierace

Sussidiarietà e Terzo Settore: i nuovi attori sociali. Dal ben essere al ben vivere
di Javier Fiz Pérez e Michele Ferraro

Welfare aziendale. Il bene comune diventa motore per la crescita
di Javier Fiz Pérez e Chiara Greta De Filippo

“Jung e l’alchimia: Introduzione all’alchimia junghiana” di Diego Pignatelli Spinazzola

Jung_e_l'alchimia_coverJung e l’alchimia: Introduzione all’alchimia junghiana presenta un incredibile condensato e assortimento di teorie e insights analitici. Leggere pochi paragrafi o stralci apre lo spazio contemplativo al lettore destandone il potente numinosum carico di lava incandescente e compulsione. Il lettore più attento alle tematiche junghiane sarà sorpreso dall’affine somiglianza di preposizioni, sintassi e rimandi asistematici a là Jung allle Opere seguendo quindi la stessa asistematicità e sovrapposizione propria dello psicologo svizzero nelle corroborazioni empiriche, nella traiettoria verace ai temi ed ai soggetti della letteratura junghiana: uno su tutti l’alchimia non seconda allo gnosticismo ed a quella curvatura enantiodromica nel segno Ichthys che fu l’archetipo psicologico di Cristo ed il suo parallelo Cristo-Lapis che indaffarò assiduamente l’ultimo Jung delle Opere. Intessuta di un’abbondante terminologia rifacentesi al Mysterium coniunctionis (1955-56) e ad Aion(1951) nonché a Psicologia e religione (1938/40) e Saggio d’interpretazione psicologica del dogma della Trinità (1942/48) Psicologia e alchimia (1944) Jung e l’alchimia intende rischiarare al lettore i fasti di una poetica negletta da quell’oscillazione del pendolo che va per la sovra-generalizzazione del “vocabolario junghiano”o “di stereotipi, pop-cultura e modernità e nelle linee di tendenza quindi riferendosi ad uno Zeitgeist di lettura post-moderna nel mainstream e laddove invece seguendo le traiettorie dell’arcanum a vantaggio della sovramplificazione poetica di una trasposizione sincretica di idee prese dal retroterra gnostico di Jung “Jung e l’alchimia” si rivelerà essenzialmente un’ elaborazione ulteriore di quei temi cari al padre pioniere e fondatore della psicologia analitica proprio laddove egli non ne aveva lasciato intendere un’ulteriore estensione teorica e laddove in Jung e l’alchimia tento di riproporre riprendendo parallelamente lo stesso excursus junghiano e riemergendo dal “mare pescoso” della misteriosofica dottrina l’arcanus thesaurusprediletto, il magnete psichico quale archetipo psicologico di Cristo, quindi il parallelo Cristo-Lapis, l’Herakleion lithon, l’alexipharmakon e gli inestimabili cardini della quaternità, la Tetraktys, il serpens quadricornutus e il lumen luminum, la Trinità celeste e l’Antitrinità: il princeps huius mundi, Cristo e l’Anticristo, Castore e Polluce, i Dioscuri e l’antagonismo dei fratelli quali modelli primordiali archetipici e pre-secolari soggiacenti l’umanità, il Caduceo di Asclepio quale integratore degli opposti, il problema dell’apollineo e del dionisiaco quale parallelo ermetismo e gnosticismo, l’emergenza del positivismo e realismo scientifico quale contraltare al lumen naturae. Il testo si muoverà poi su altre tematiche junghiane quali il problema della crocifissione degli opposti, il summum bonum e la questione morale teologica a scapito dell’umbra Jesu, l’assumptio Mariae e il Dogma dell’Assunzione (1950) quale quarto elemento e quarta funzione individuata dall’analisi junghiana nella Trinità imperfetta (vedi Mysterium coniunctionis (1955/56) sostituita dallasimia Dei, dall’importanza radicale del gibbone o dall’anima mercurii concludendo poi con l’assioma di Maria Prophetissa detta l’Ebrea in un’ulteriore rielaborazione ontologica nel concetto di “splitting” e scissione patologica e nell’importanza di questa rivisitazione nel concetto di schizofrenia secondo un frame-work e un leit-motiv inerente al Mysterium coniunctionis per una riconsiderazione euristica e teorico-clinica del disturbo psicotico e della diagnosi schizofrenica. Sarà rivisitato quel “Quarto perduto” che fu l’assidua ricerca del Lapis philosophorum per gli adepti della materia arcana. Un excursus che si rivelerà al lettore e soprattutto all’analista, al cultore, al clinico professionista e all’addetto ai lavori nel contesto della trattazione e della letteratura classica delle Opere di C. G. Jung una narrazione poetica, un pastoso nettare, una metapsicologia intessuta ed assortita di insolite metafore familiari allo stesso Jung, ma che nella ricchezza e nella tonalità lirica ed arcaica di analogie e parafrasi sorprendentemente affini allo stile classico e originario del celebre psicologo di Zurigo, offrano in questa sede una reviviscenza ed un recupero di quell’originaria dialettica, semantica e impostazione creativa letteraria dello scienziato svizzero all’interno di un divenire mitopoietico e di un fare anima nel temenos della psiche junghiana quindi al centro dell’opus alchymicum proponendo di fatto un arcano distillato di saperi antichi quale perno e gioiello inestimabile della stessa narrazione junghiano-analitica.

Diego Pignatelli Spinazzola

Autore, scrittore, saggista, membro IAJS (International Association for Jungian Studies)

Riferimenti:

 C. G. Jung., Aion: Ricerche sul simbolismo del Sé (1951), in Opere, vol 9 t.2, Bollati Boringhieri editore, Torino 2006.

C. G. Jung., Mysterium coniunctionis (1955/56), in Opere, vol. 14, t. 2 (a cura di) M. A. Massimello, Bollati Boringhieri editore Torino 2008.

Picinelli, Filippo, Mondo Simbolico, Milano 1669, Trad. Mundus symbolicus, Colonia 1687.

Pignatelli Spinazzola D., Jung e l’alchimia: Introduzione all’alchimia junghiana, Persiani 2015.

Pignatelli Spinazzola D., Alchimia Junghiana: Riflessioni teoriche di psicoanalisi junghiana e psicologia del profondo: Attraversando l’Opus alchemico di C. G. Jung, Persiani 2015.

Plinio Gaio Secondo, Historia naturalis, tr. Storia naturale, Einaudi, Torino 1982.

Sant’Ippolito, Elenchos (Refutatio omnium haeresium) in “Hyppolytos Werke”, vol iii, (a cura di) O. Wendland, in “Griechische christliche Schriftsteller”., Lipsia 1916. (Trad. Fr. Philosophumena on Rèfutation de toutes les heresies, (a cura di ) A. Siouville, 2 voll., Rieder Parigi 1928).

Hoghelande T., Liber de alchemiae difficultatibus in Theatrum chemicum.

Il Minotauro Dicembre 2016, sfoglia l’anteprima


Il Nuovo numero de Il Minotauro – Dicembre 2016 è già ordinabile online!

Ecco alcuni articoli che potrebbero interessarti:

Psicoanalisi e Addiction: Tendenze di ricerca
di Riccardo Galiani e Carlo Paone
Jung e Pauli. Dal passato una lezione per il futuro
di Maria Pusceddu
Quale modello per le neuroscienze: Terza parte
di Claudio Messori
Sincronicità dell’assoluto. Sivaismo-Kascmiro e fenomenologia junghiana: Terza parte
di Gigliola Panzacchi
Homo, serpens, rotondum e lapis. Progressione e regressione nello schema di Ascensus e Descensus: un’ulteriore elaborazione sull’Aion di C.G. Jung
di Diego Pignatelli Spinazzola
Le fiabe come trame di senso, mappe simboliche di vita
di Silvia Castelli
L’archetipo del guaritore ferito
di Ivana Guercilena

Cancro. Scienza, Mito e Destino – Mario Soliani

Cancro. Mario Soliani

Cancro. Scienza, Mito e Destino – Mario Soliani: un saggio che fa riflettere e parla del cancro con uno sguardo differente da quello a cui abbiamo abituato il nostro pensare e sentire.

Ci offre strumenti per prendersi cura di sé, avendo ben chiaro che la conoscenza è la misura della libertà dell’uomo. L’autore ci accompagna in un viaggio complesso che interroga il nostro modo di “essere nel mondo” e disvela come l’uomo si ammala nel tempo dell’insicurezza e dell’indifferenza.

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Giugno 2016 – il nuovo numero

 

Il Minotauro – Giugno 2016
Ecco alcuni interessanti articoli:

  • Iniziare a leggere e a pensare
    di Rossana dalla Stella
  • Catastrofe e trauma: La Strada di Cormac McCarthy come esempio simbolico di letteratura post-11-settembre
    di Riccardo Gramantieri
  • Il disiato riso. Immagine della madre e difetti narcisistici
    di Pierluigi Moressa
  • Neuroscienze e psicologie del profondo
    di Maria Pusceddu
  • Il transfert secondo Fordham: “Io credo nell’individuo” – Parte prima
    di Luca Valerio Fabj
  • Sincronicità dell’assoluto – Parte seconda
    di Gigliola Panzacchi

Il Dizionario dei simboli infantili

dizionario dei simboli infantili_coverdi Anna Maria Casadei

[Estratto dal libro edito dalla Casa Editrice Persiani Dizionario dei simboli infantili] – L’opera di Anna Maria Casadei meriterebbe un’introduzione di ampio respiro e di intenso impegno intellettivo, tanto è vasto e profondo il tema trattato, ma non intendo togliere al lettore il piacere di soddisfare, pagina per pagina, la curiosità della scoperta: una scoperta che gli permette di rivivere la propria infanzia e la propria adolescenza.

Di fatto l’autrice legge i disegni non nel modo realistico dell’immediato presente, ma in senso longitudinale, ovvero nel “farsi” momento per momento; in tal modo arriva al cuore ed estrae l’aspetto emotivo e cognitivo delle situazioni vissute dando evidenza al contenuto viscerale, creativo e relazionale. In tal modo Anna Maria Casadei invita i genitori non solo a leggere il testo, ma anche a usarlo.
Le finalità pedagogiche sono chiare e invitano a considerare, oltre che la nostra cultura, anche altre culture dato che oggi le scuole sono multietniche e i disegnatori potrebbero rappresentare usi e abitudini del gruppo etnico dell’ambiente di provenienza. Altro non voglio aggiungere, ma non posso non segnalare i preziosi suggerimenti pedagogici desunti dall’esame della produzione grafica dei bambini. Ed è meritevole il fatto che tali suggerimenti siano proposti con cautela e rispetto, in modo che il genitore li accetti senza sentirsi colpevolizzato. Sento, quindi, il dovere di raccomandare al lettore di prestare particolare attenzione alle pagine in cui l’autrice interpreta parole di uso comune (alluvione, altalena, amo da pesca, animale, arancia, albero, barca, bastone, ecc.) giacché, dall’esame di tali parole, trae significato espressivo degli atteggiamenti del bambino di fronte al mondo che lo circonda. Da qui i relativi suggerimenti pedagogici. Inoltre, mi pare importante segnalare la posizione e le dimensioni in cui il bambino pone il suo disegno nel foglio che gli sta di fronte: fare disegni molto piccoli e ai lati del foglio può essere indicativo di un’educazione iperprotettiva, che ostacola lo sviluppo di una personalità autonoma. Come ho cercato di affermare in questa brevissima prefazione, il libro di Anna Maria Casadei è ricco di messaggi educativi su cui insegnanti e genitori dovrebbero seriamente meditare.
Personalmente, come Decano di Psicologia Italiana, mi piace ringraziare l’autrice per averci fatto dono di un’opera di piacevole lettura e profonda dottrina.

Renzo Canestrari

Professore Emerito di Psicologia dell’Università di Bologna

15/10/2015

in arrivo il numero di Dicembre

Il Minotauro – Dicembre 2015

ecco alcuni interessanti articoli che troverete nel numero di giugno:

  • Proiezione, transfert e relazione interpersonale in psicologia di Carl Alfred Meier
  • L’adozione: il punto di vista dei protagonisti. Componenti psicologiche negli adulti e nel minore di Javier Fiz Pérez e Elena Malinconico
  • Vita mentale e primitiva e prospettive di funzionamento di Rossana Dalla Stella
  • Quale modello per le neuroscienze – seconda parte di Claudio Messori
  • Dall’ego psychology alla psicologia analitica: per una teoria emergente del Sé di Diego Pignatelli Spinazzola
  • Counselling: gli esordi di Lucia Orso Giacone
  • Dca e nuove dipendenze. Note preliminari alla clinica psicodinamica delle tossicomanie di Alessandro Raggi
  • Inside Out. Tutto si trasforma di Diana Cani
  • La forza e la saggezza: un esempio dell’Io e del Sé di Paola Palmiotto
  • Presa di coscienza del Sé da parte dell’Io di Deborah Saponaro
  • La sentenza del tar del Lazio  riconosce l’unicità della professione di psicologo

in arrivo il numero di Giugno

ecco alcuni interessanti articoli che troverete nel numero di giugno:

  • Crisi della psicoanalisi “Fluctuat nec mergitur” di Luca Valerio Fabj
  • La villa dei coralli e dell’oro dei savi:percorsi alchemici e immaginali di un’infanzia archetipica
    di Diego Pignatelli
  • Quale modello per le neuroscienze – Prima parte di Claudio Messori
  • Carl Gustav Jung e Wilhelm Reich: interpretazione archetipica ed energetica del fenomeno dei dischi volanti
    di Riccardo Gramantieri
  • Materialismo del segno, psicologia della forma (da Cezanne a Malevic) di Mauro Lanchi
  • Maturato e tentato suicidio dei giovani: autodistruzione che spesso sottende un silente grido d’aiuto di Federica Pratelli
  • Sincronicità dell’Assoluto – Prima parte  di Gilgiola Panzacchi
  • Lettera al Direttore Cattaneo di Alessandro Raggi
  • Il viaggio folle del folle in viaggio come il peregrinare dell’anima nel “Libro di Thot”. Tarocchi: simbologia e teoresi II di Giuseppe M.S. Ierace
  • “The Tale of tales” – “Il racconto dei racconti”. Analisi e approfondimento di Paola Santunione
  • Archetipi e simboli nelle fiabe delle donne di Giancarla Tisselli
  • Storie di donne, sogni di donne: cercando i percorsi dell’individuazione femminile  di ValeriaTrapani

 

FILOSOFIA ANALOGICA, IPNOSI, COMUNICAZIONE NON VERBALE PER GESTIRE IL RAPPORTO TRA EMOTIVITÀ E RAZIONALITÀ

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Grande partecipazione e tante novità al Convegno “Ipnosi ieri… oggi… domani…” per i 50 anni di studi di Stefano Benemeglio su comportamento umano e sfera emotiva

Milano, 9 giugno 2015 – Si è concluso con successo il Convegno “Ipnosi ieri… oggi… domani” organizzato per celebrare i 50 anni di studi condotti da Stefano Benemeglio sulle Discipline Analogiche. Grande partecipazione, tante novità e un programma intenso hanno caratterizzato l’evento, valido anche come credito formativo per il percorso di analogista, una figura professionale di supporto e aiuto che applica i principi delle Discipline Analogiche a differenti ambiti delle scienze umane: dalla comunicazione aziendale alla psicoterapia e dal marketing alla medicina.

Corposo il programma del Convegno, che ha percorso le tappe salienti dell’ipnosi benemegliana e delle Discipline Analogiche a partire dagli anni 60, fino ad annunciare le nuove scoperte e le prossime sfide di una disciplina in continua e dialettica evoluzione. Una scienza al passo con i tempi, per soddisfare sogni e bisogni dell’Uomo.

Durante i tre giorni dei lavori, un pubblico numeroso e attento ha seguito con grande partecipazione l’alternarsi di lezioni teoriche e dimostrazioni pratiche tenute da Stefano Benemeglio, tutte finalizzate alla decodificazione della comunicazione non verbale dell’inconscio e a una migliore comprensione del comportamento umano. Un passo indispensabile una gestione equilibrata del rapporto tra pensiero razionale ed emotività.

Il Convegno è iniziato con la proiezione di filmati degli anni ’60, ’70 e ’80: un’occasione unica per ripercorrere, insieme a ospiti d’eccezione come Giucas Casella e il mago Alexander Elio De Grandi, le fasi evolutive dell’ipnosi, da fenomeno spettacolare e mediatico a strumento di benessere, il cui impiegosi è rivelato molto utile anche in ostetricia, anestesiologia, chirurgia e odontoiatria.

La proiezione di filmati tratti da trasmissioni televisive del passato ha evidenziato la percezione spettacolare che ha reso popolare l’ipnosi. Commentati con aneddoti e ricordi dal professor Benemeglio, che a sua volta fu ospite di trasmissioni di successo come “Bontà loro”, i filmati hanno evidenziato l’approccio innovativo e originale dell’ipnosi benemegliana, orientata alla decodificazione del linguaggio non verbale dell’inconscio.

Ancora oggi, l’originalità di questo approccio è il punto forte delle Discipline Analogiche che nel corso di 50 anni di studi si sono arricchite di un corpo teorico e sperimentale. È nata così una nuova scienza del benessere, basata su principi definiti e su una precisa metodologia che è possibile insegnare e apprendere per risolvere problematiche esistenziali e comportamentali che nell’Uomo hanno genesi e soluzione. E in quest’ottica la decodificazione del linguaggio non verbale indispensabile per una comunicazione profonda ed emozionale è la chiave d’accesso alla soluzione di problemi che altrimenti non sarebbe possibile conoscere e decomprimere.

Costruisci il tuo futuro! è l’esortazione delle Discipline Analogiche che, credendo nelle grandi potenzialità di ogni essere umano, esortano a liberarsi da paure e blocchi in modo da gestire al meglio le proprie emozioni. Poiché solo quando le esigenze e i bisogni della ragione coincidono con i sogni e le emozioni dell’inconscio è possibile ottenere qualsiasi risultato e ciò in armonia con sé stessi e in una condizione di libertà, salute e felicità. E con le Discipline Analogiche TUTTI possono dialogare con il proprio inconscio e con quello delle altre persone attraverso tecniche di linguaggio non verbale e di ipnosi dinamica che si possono apprendere grazie a un percorso formativo, personale e professionale, che si concretizza nella figura dell’analogista.

“Con le Discipline Analogiche il futuro è d’oro, assicura Stefano Benemeglio, poiché se è vero che non si muove foglia che l’inconscio non voglia è altrettanto vero che dialogare con l’inconscio è possibile e indispensabile; solo parlando direttamente con la parte più profonda di una persona si possono sentire le risposte dell’anima, delle emozioni, della sofferenza e ciò senza che la parte cosciente e razionale, abituata a difendersi da tutto e da tutti, blocchi questa comunicazione vitale che nasce dal bisogno universale di amare. Perciò, apprendere come decodificare il linguaggio non verbale con cui l’inconscio comunica in ogni istante gradimenti e rifiuti, bisogni ed esigenze profonde, turbamenti e blocchi, offre la possibilità di conoscere la propria sfera emotiva e di negoziare con essa per ripristinare l’armonia tra le istanze della ragione e quelle dell’inconscio. Un passo indispensabile sia per rendere possibile una gestione equilibrata del rapporto tra pensiero razionale ed emotività sia per raggiungere la realizzazione di se stessi ovvero la felicità”.

“L’obiettivo di ogni creatura umana, prosegue Benemeglio, è infatti la felicità. E l’uomo è felice solo se persegue i propri sogni in libertà ed è in pace con la propria coscienza e la propria dignità. Un bene quest’ultimo non negoziabile, anche a costo della vita. Così, spesso dall’infelicità deriva anche la malattia. Insomma, la felicità coincide con il bene, la salute, la libertà, la dignità e la vita. Al contrario l’infelicità corrisponde al male e genera la malattia fino a condurre alla collisione tra dignità ed emozioni e anche alla morte. E oggi le Discipline Analogiche si arricchiscono di un nuovo campo di analisi, la Fisio-analogia, che studia e sperimenta il continuo e dialettico rapporto mente-corpo che regola anche lo stato di salute e di malattia”.

 

L’esperimento: quando l’ipnosi vince la paura del vuoto. A tenere alta l’attenzione dei numerosi partecipanti al convegno “Ipnosi ieri… oggi….domani” è stata anche l’applicazione da parte del professore Benemeglio di tecniche di ipnosi che, grazie alla partecipazione di volontari scelti nel pubblico che affollava la sala, hanno portato alla soluzione di problemi della sfera emotiva come quello di una giovane donna sofferente di acrofobia, il terrore del vuoto e dell’altezza che si manifesta con vertigini, nausea, sudorazione, ansia e paura. Nel caso specifico, interrogando l’inconscio è stato possibile risalire all’origine del problema che, causato da un trauma sessuale avuto dal soggetto all’età di 15 anni e poi rimosso dalla parte razionale e logica, è stato decompresso in una seduta di 15-20 minuti. Infine, la donna invitata a provare su se stessa gli effetti dell’altezza ha confermato una notevole riduzione del problema e, in alcuni casi, la sua scomparsa.

Fondate dal Professore Stefano Benemeglio, le Discipline Analogiche si propongono di contribuire allo sviluppo del potenziale umano del singolo individuo e al recupero della qualità della vita. Riconoscendo l’importanza e l’influenza della sfera inconscia nel comportamento umano, la prassi analogica divulga conoscenze acquisite in 50 anni di Studi sui dinamismi dell’inconscio e sulle modalità di comunicazione con esso al fine di operare un riequilibrio personale, sciogliere le conflittualità con se stessi e comunicare meglio anche con gli altri. L’Università Popolare “Stefano Benemeglio” delle Discipline Analogiche (U.P.D.A.) diffonde la conoscenza e la metodologia delle Discipline Analogiche che rendono possibile una migliore gestione delle relazioni interpersonali private e professionali. Promuove inoltre la ricerca, quale strumento di teorizzazione nei diversi campi di applicazione della Filosofia Analogica come nuova filosofia di vita e fondamento delle Discipline Analogiche e organizza Master, Conferenze, Seminari e Laboratori di ricerca. www.upda.it

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Per informazioni:

Ufficio Stampa U.P.D.A. c/o Studio G. Vizioli & Associati, c. Vercelli 9 Milano Roberta Leggiero (3494785724), Giorgio Vizioli (3355226110), Chiara Dinoia (0248013658)

SOGNO MITO PENSIERO: Freud Jung Bion

di Riccardo Gramantieri e Fiorella Monti
[Estratto dal libro edito dalla Casa Editrice Persiani, che troverete completo di note nel numero di dicembre 2014]

la copertina del libro

La copertina del libro “Sogno mito pensiero: Freud Jung Bion”.196 p. € 16,90 ISBN: 978-88-98874-07-1 Collana “Sviluppo integrale”

Freud-Jung: una nuova concezione della libido
Freud pensa (e penserà, malgrado alcuni celati ripensamenti) che la libido sia sempre sessuale; Jung, che parallelamente utilizzava il metodo delle associazioni verbali e per i propri pazienti faceva riferimento alle teorie freudiane già nel 1906, manifesta le proprie perplessità in merito alla definizione freudiana di libido: «la genesi dell’isteria mi sembra prevalente, sì, ma non esclusivamente sessuale» (Freud, Jung, 1906, trad. it. 1974, p. 4). Questa convinzione gli deriva dai suoi studi sulla schizofrenia, nei quali fatica a scorgere esclusivamente una eziologia psichica. Fino al 1911, Jung mitiga questo suo dubbio fino a quasi metter da parte le ipotesi fatte in Psicologia della dementia praecox (1907), dove scrive di complessi di idee che si andrebbero ad associare a complessi già formati precedentemente (ma qui non ha ancora formulato la teoria dell’inconscio collettivo e dei simboli archetipici) e formula l’ipotesi delle tossine della schizofrenia che impedirebbero l’acquisizione di nuovi complessi di idee (1907). Quest’opera contiene già i germi del futuro dissidio, poi reso evidente ne La libido, simboli e trasformazioni (1912).1 La prima rottura fra Jung e Freud avviene infatti sul piano clinico: per lo scienziato svizzero non si può applicare alle psicosi quanto viene pensato e spiegato per le nevrosi, per le quali Freud ravvisa una eziologia riconducibile alla regressione alla fase orale.
Non solo: Freud vede anche nelle psicosi (seppur non sia un campo molto studiato da lui, avendo lavorato quasi esclusivamente con le nevrosi) una retrazione della sessualità (regressione a fase orale, fase che comunque, è sempre sessuale), mentre Jung, seppur accettata la repressione della libido nella nevrosi, non l’accetta nelle psicosi, nelle quali vede non solo la retrazione della sessualità, ma anche una perdita di tutta la funzione del reale, cioè anche della perdita di altre funzioni istintuali. A prova di ciò, Jung fa l’esempio dell’anacoreta nel quale la retrazione e introversione della libido sessuale non causa certo la schizofrenia (Jung, 1913b). Altre prove delle proprie convinzioni le riscontra tanto negli schizofrenici quanto nei nevrotici. Se la libido, intesa come energia psichica, è interamente sessuale (come intende Freud), allora anche il rapporto con la realtà è pensabile come una funzione sessuale. Secondo Jung quindi, essendo la demenza precoce caratterizzata da una bassissima funzione del reale (cioè il rapporto con la realtà è quasi nullo, o molto compromesso), lo schizofrenico dovrebbe avere una perdita libidica enorme, corrispondente a una mancanza di tutte le funzioni pulsionali. Cosa che non avviene. Per quanto riguarda i nevrotici, la loro introversione della libido dovrebbe avere come conseguenza una perdita del senso di realtà paragonabile a quella che si ha nella demenza precoce. Ma questo non accade. Jung perciò non riesce ad applicare la teoria freudiana della libido alla psicosi. Egli deve quindi modificare la definizione descrittiva di libido data da Freud nei Tre saggi sulla sessualità con una più generale.
Le condizioni psicologiche dell’ambiente lasciano dietro di sé tracce mitologiche (Shamdasani, 2003) e l’energia psichica sarebbe perciò verificabile per via indiretta, cioè mediante l’analisi dei miti che si sono succeduti durante la storia dell’evoluzione dell’uomo. In questo modo si dimostrerebbe l’esistenza di una funzione del reale filogenetica solo in parte sessuale. Il concetto di libido junghiana, che comprenderebbe quindi altre funzioni oltre a quella sessuale, come quella di nutrizione, di protezione e autoconservazione, si allargherebbe quindi al concetto di volontà pensato da Schopenhauer2 (e quindi da Adler, anch’egli eretico, al quale Jung, progressivamente sembrò avvicinarsi dopo la rottura con Freud). Già ne Il contenuto delle psicosi (1908, aggiornato nel 1914) scrive esplicitamente che la parola libido «non ha un significato esclusivamente sessuale come nella medicina. Come una volta mi ha proposto Claparède, si potrebbe anche sostituirvi in un certo senso la parola “interesse”, se questa espressione al giorno d’oggi fosse ancora suscettibile di estensione» (Jung, 1908-14, pp. 195-196). Dalla libido sessuale primordiale, quella che spinge a far nascere uova, dopo la procreazione, si svilupperebbero perciò funzioni secondarie desessualizzate di adattamento alla realtà. Jung pensa che «il concetto di libido contenuto nei Tre saggi debba venire ampliato sotto l’aspetto genetico se si vuole che la teoria della libido possa essere applicata alla dementia praecox» (Freud, Jung, 1911, tr. it. 1974, p. 495), cioè alle psicosi, dove il paziente ha perso ogni rapporto con la realtà, e la regressione non porta all’autoerotismo, cioè a stadi precoci di libido sessuale, ma porterebbe all’autismo (Jung, 1912, p. 126), cioè a quegli stadi precoci di libido che sono desessualizzati.
La prova di una concezione filogenetica delle pulsioni viene individuata da Jung nell’archeologia dove «affiorano ricche fonti per la fondazione filogenetica della teoria della nevrosi» (Freud, Jung, 1909, tr. it. 1974, p. 277), cioè «i miti più antichi e più naturali. Essi parlano naturalmente del complesso centrale delle nevrosi» (Freud, Jung, 1909, tr. it. 1974, p. 282). Jung si addentra così nella sua ricerca dell’inconscio filogenetico, e la sua intuizione è che si possa formulare «in luogo del concetto descrittivo di libido, un concetto genetico, il quale comprende oltre alla libido recente-sessuale anche quelle forme libidiche presenti da tempo immemorabile in strutture saldamente organizzate» (Freud, Jung, 1911, trad. it. 1974, p. 507).
L’opera che pone le basi della concezione junghiana della libido e che renderà eretico Jung agli occhi di Freud è La libido, simboli e trasformazioni.3 La prima parte, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, viene molto apprezzata da Freud,4 mentre è la seconda parte dell’opera, ove viene dato rilievo alla figura della madre (e non al padre, come nella metapsicologia freudiana), a produrre la grande separazione fra i due scienziati.5
La libido, simboli e trasformazioni è un’opera sincretistica che fonde la psicoanalisi con la filologia e la mitologia comparate e la biologia evoluzionistica, coniugando la mitologia sessuale e la mitologia solare per spiegare le origini dell’anima e della cultura umana (Noll, 1994). Lo spunto che Jung prende per esporre le proprie scoperte è l’analisi delle poesie di Miss Frank Miller.6 Egli intende dimostrare che le forze mitopoietiche non si sono estinte nell’antichità (miti greci, miti meso-americani, miti indù), ma che sopravvivono nelle creazioni moderne attraverso i sogni, i quali sarebbero appunto mitopoietici in quanto produttori di simboli (Steele, 1982). Con Jung la psicoanalisi diviene archeologia dell’anima (Noll, 1994).
Il desiderio erotico provato da Miss Miller viene sublimato in forme fantastiche; cioè la libido verrebbe trasformata nella poesia e nella mitologia, principalmente nella figura dell’eroe azteco Chiwantopel (Steele, 1982). In questo modo La libido, simboli e trasformazioni evidenzia la possibilità che la libido attui un bilanciamento erotico fra pulsione sessuale e creazione intellettuale: in Miss Miller avviene attraverso la creazione poetica; nella collettività avviene con la religione (Steele, 1982). Esiste per Jung una funzione compensatoria del simbolo che si manifesterebbe nei due opposti, l’aspetto carnale del desiderio, e l’aspetto spirituale della creazione. Ma se una revisione del concetto di religione poteva essere condivisa da Freud, non poteva invece esserlo la modifica del concetto di libido (anche se qualche anno dopo egli postulò l’istinto di morte). Lo scienziato svizzero propone che la libido, dato che nella psicosi si ritira dal mondo esterno, non possa essere del tutto sessuale (come immaginato da Freud)7, ma che debba essere anche altro, una sorta di energia psichica che si manifesta come tendenza e desiderio, un impulso vitale.8 La libido sarebbe quindi biforcata, una parte verso il passato e una verso il futuro, una parte regressiva, e una progressiva (creatrice).
Con la nuova definizione di libido e con la scoperta del matriarcato primordiale, nel libro vengono demoliti due paradigmi del pensiero freudiano: l’incesto, e quindi il complesso di Edipo, e lo sviluppo stadiale del bambino. Per Jung infatti è impossibile pensare il problema dell’incesto come realistico:9 l’incesto sarebbe in realtà una fantasia alla pari del cosiddetto trauma sessuale, creduto reale da Freud e poi scoperto fantasticato. Gli stadi evolutivi del bambino inoltre non sarebbero quelli ai quali gli psicotici più regrediti ritornerebbero, in quanto essi presentano nelle loro fissazioni e allucinazioni, simboli più antichi di quelli infantili, addirittura risalenti a quelli delle prime società umane. Si può aggiungere che se per Freud i primi stadi dello sviluppo psicosessuale del bambino ricapitolerebbero l’acquisizione della stazione eretta da parte degli ominidi, per Jung tali stadi corrisponderebbero a periodi molto più preistorici e asessuati, in cui la pulsione principale era la nutrizione. Queste immagini primordiali che Jung descrive ne La libido, simboli e trasformazioni, prendono prima il nome di “dominanti”, e successivamente di “archetipi”. Infine, e questo è il colpo “mortale” che Jung assesta alla teoria della pulsione sessuale freudiana, la libido viene pensata come energia psichica al servizio non solo della sessualità, ma anche della nutrizione e della crescita. In base a quest’assunto, scompare la definizione di bambino come perverso polimorfo avanzata da Freud. Jung infatti non crede nella sessualità infantile, che giudica biologicamente inammissibile per mancanza di supporto ormonale (Rodrigué, 1996), e afferma che la libido nei primissimi stadi dell’infanzia sarebbe indirizzata alla nutrizione e alla crescita, mentre lo sviluppo sessuale avverrebbe negli anni in cui Freud individua il periodo di latenza, destinato a continuare nel momento della maturità sessuale.
Ne La teoria della psicoanalisi (1913) Jung divide la vita umana in tre fasi. Lo stadio presessuale dei primi anni di vita corrisponde allo stadio di bruco nelle farfalle; negli esseri umani l’infanzia è caratterizzata pressoché esclusivamente dalle funzioni di nutrizione e crescita. Nella seconda fase pre-puberale, che arriva appunto alla pubertà, nasce la sessualità, quando la libido alimentare viene convertita lentamente in libido sessuale, lasciando la regione orale per proseguire nella zona sessuale e dare occasione ai primi tentativi di masturbazione; non esisterebbe quindi alcun periodo di latenza. La terza fase, della maturità, è quella della vita adulta, dalla pubertà in poi. La differenza fra i vari stadi è data dal cambiamento di localizzazione della libido: nel fanciullo la libido è occupata da funzioni sussidiare (crescita, nutrizione), e non da funzioni localizzate (sessuali). In questo caso, Jung toglie al termine “libido” l’attributo freudiano “sexualis” (Jung, 1913a). Questa differenziazione della localizzazione della libido permette a Jung di pensare, ancora differentemente da Freud, che le nevrosi non abbiano radici (solo) nella prima infanzia, ma anche (e soprattutto) nella attualità della persona. Le rimozioni psichiche dovute all’attivazione dell’inconscio collettivo, per Jung avverrebbero nell’età adulta. Nel suo Sulla psicoanalisi (1916), Jung afferma infatti che le fantasie infantili del nevrotico non danno una spiegazione sufficiente dell’eziologia patologica, perché queste fantasie sono semplicemente ingrandite dalla libido regressiva che non ha trovato lo sbocco naturale in una forma di adattamento alle esigenze della vita.
Jung vuole evitare che si pensi alla sua nuova concezione della libido come a una revisione delle teorie freudiane, e come a suggellare la separazione, in Energetica dell’anima (1928; anche col titolo di Energetica psichica), presenta dei riferimenti bibliografici diversi da quelli classici della psicoanalisi, quali i testi di Nicolas von Grot che affermava, già nel 1898, come «il concetto di energia psichica è, da un punto di vista scientifico, altrettanto legittimo quanto quello di energia fisica, e l’energia psichica ha le stesse misure quantitative e le stesse diverse forme dell’energia fisica» (Jung, 1928, p. 14).

Modello freudiano e junghiano
Si può tentare di riassumere le principali diversità fra i due modelli di pensiero per quanto riguarda il dinamismo psichico, e gli elementi che contraddistinguono le diverse strutture mentali. Le istanze freudiane hanno una maggior ampiezza rispetto alle junghiane (l’Io e il Super-Io hanno una parte conscia e una inconscia), le quali sono meno definite (Jung parla di caratteri e di archetipi).
Il dinamismo freudiano, presuppone, nella seconda topica, che le tre strutture, se in conflitto fra loro, creino la nevrosi:10 l’Io, che si trova nell’impossibilità di gestire la compatibilità fra richieste del mondo esterno e quelle interne (sia della legge morale del Super-Io, sia del soddisfacimento della libido dell’Es), sviluppa difese nevrotiche. In Jung invece la causa delle nevrosi sarebbe dovuta alle opposte personalità (o opposti complessi, che agiscono in maniera complementare al fine di formare una totalità); ad esempio un’apparenza esterna matura e una interiorità infantile.
Dal punto di vista strutturale si può evidenziare che Freud, nella seconda topica, descrive una parte inconscia sia dell’Io che del Super-Io (v. fig. 7); in Jung l’Io è invece strettamente correlato alla coscienza e contrasta l’emergere dei complessi dall’inconscio profondo. Per Jung la personalità riflette l’Io, il quale non è solo il centro del campo di azione della coscienza, ma anche il soggetto di tutte le azioni coscienti dell’individuo (Frey-Rohn, 1969). Quest’affermazione contrasta con quanto ipotizzato da Freud, ma esiste comunque una similitudine fra i modelli freudiani e junghiani, in quanto si può ipotizzare una sovrapposizione di aree di influenza delle strutture. E questa sovrapposizione, o estensione dell’Io junghiano, avviene attraverso il Sé.
L’Io e il Sé junghiani sono uno causa dell’altro. Anche se può sembrare paradossale, poiché l’Io è una parzialità mentre il Sé è una totalità, le due strutture junghiane sono incluse reciprocamente: l’Io nasce dal Sé, come il Sé nasce dall’Io. Mario Trevi fa l’esempio metafisico del rapporto uomo-dio: l’uomo è creatura di Dio, ma anche «Dio è prodotto dall’uomo in ogni momento della storia, in una sorta di nascita eterna. E Dio ha bisogno dell’uomo quanto l’uomo di Dio» (Trevi, 1988, p. 110). Il Sé è la figura della totalità psichica, il complexio oppositorum, la personalità integrale (Barone, 2004). Questo concetto di un’istanza, capace di riassumere l’intera personalità, discende direttamente dalla teoria unificante della libido, e contrasta fortemente con la definizione freudiana di libido. Come si è visto, per Freud la libido guiderebbe il comportamento dell’individuo attraverso l’Es. L’Io, che dovrebbe derivare dalla funzione di realtà, in quanto struttura scaturita inizialmente dall’Es, avrebbe invece la strada già segnata dalla libido sessuale. Ma in Analisi terminabile e interminabile Freud ammette che, seppur l’Io e l’Es originariamente siano una cosa sola, esisterebbero comunque delle direzioni dell’Io già definite sessuali (Freud, 1937), e questo sarebbe in parte contraddittorio con quanto asserito precedentemente, e in parte converrebbe con la teoria unificante di Jung, a conferma che diverse idee junghiane sono state prima rifiutate e poi accettate da Freud.
Lo schema del Sé junghiano viene descritto da Farau e Shaffer (1960) in questo modo:
occorre immaginare il Sé, circondato dal mondo esterno e da quello interno, l’uno rivolto al conscio, l’altro rivolto all’inconscio collettivo. La zona limite è rappresentata, come abbiamo già detto, dall’inconscio personale. La volta superiore del Sé, che assorbe il mondo esterno, consiste nell’Io; di fronte all’Io, come il polo inferiore di fronte al mondo individuale, sta l’Ombra. E come l’Io rappresenta l’ingresso nel mondo concreto, così l’Ombra costituisce l’accesso al mondo del profondo. Laggiù, immerse nel profondo ancor più dell’ombra, stanno le immagini originarie dei sessi opposti, l’Anima nell’uomo e l’Animus nella donna, mentre nell’altra parte del mondo, in quella cosciente, l’Io è coperto dalla Persona. La Persona è l’Io convenzionale, la maschera sociale di protezione, il nostro comportamento nella vita quotidiana.
(Farau e Shaffer, 1960, p. 114)
Tenendo conto delle funzioni e definizioni delle diverse strutture junghiane, si può riproporre lo schema freudiano adattandolo alla ripartizione junghiana, come in figura 9,11 dove il Sé viene posto al centro, e non nelle profondità dell’inconscio collettivo dove ci si potrebbe aspettare, questo perché «il Sé è la consapevolezza immediata della tua unicità, ed è un’unicità che in certo modo è assolutamente personale, assolutamente intima. È la tua unicità» (Jung, 1934-35, p. 161). [...]

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Figura 9. Modifica dello schema freudiano della seconda topica con le strutture junghiane.

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