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La configurazione psicologica dei sex offenders (stupratori, pedofili, stalkers)

(Attenzione! Questo è solo un estratto. Puoi leggere l’articolo completo acquistando il vol. n. 2 dicembre 2013)

di Francesca Perone*

Introduzione

La categoria sex offenders viene utilizzata sia dalla psicologia, sia dalla giustizia per definire un comportamento patologico e insieme legalmente perseguibile. Molte forme di patologia psichiatrica o psicologica spingono l’individuo a compiere atti che vanno al di là di ciò che è legalmente consentito, ma mentre la maggior parte suscitano, in chi ha a che fare con il soggetto sentimenti o atteggiamenti mentali di bonaria cautela, la categoria sex offenders genera sempre, invariabilmente, un moto di disgusto. Da ciò scaturisce la difficoltà di trattare questo genere di pazienti/utenti, sia per lo psicologo, sia per l’operatore penitenziario.

Si tratta di un fenomeno in lenta evoluzione e difficile da scoprire, intorno al quale di recente si sono uniti gli sforzi di enti e associazioni (in Italia, ad esempio, “Save the Children”, il “Centro per il Contrasto della Pedopornografia su Internet”cncpo, l’“Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile”, la “Presidenza del Consiglio dei Ministri” — Dipartimento per le Pari Opportunità — e il “Coordinamento dei Centri contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia” cismai) con psicologi esperti nel settore, e Polizia Postale, soprattutto per quanto concerne il fenomeno della pedofilia. Un ragguardevole carico di energie e mezzi orientati a scoprire e sgominare il fenomeno. Gli abusi sessuali sui minori, infatti, sono spesso coperti da omertà e segreto, la maggioranza dei bambini e degli adolescenti che subiscono violenza, anche una volta divenuti adulti, mantengono il silenzio sugli abusi subiti. Le tecniche coercitive usate dai sex offenders e la difficoltà dei sistemi di tutela, sia nel proteggere le vittime che nell’incoraggiare e favorire la denuncia, non fanno che esasperare la situazione. La violenza si rinnova quando la documentazione fotografica e i video degli abusi entrano in circolazione tramite le nuove tecnologie e gli organi preposti a difendere la popolazione dal fenomeno non riescono ad agire in maniera coordinata per identificare e proteggere le vittime.

L’avvento di Internet e delle nuove tecnologie in generale ha cambiato radicalmente lo scenario di un fenomeno non nuovo. In rete circolano immagini e video pedopornografici spesso facilmente accessibili; il materiale può essere prodotto con altrettanta facilità utilizzando cellulari o videocamere e con rapidità caricato in rete, o può essere prodotto direttamente on-line tramite l’utilizzo delle webcam; inoltre la rete stessa può essere utilizzata come strumento per accedere a potenziali vittime.

Se poi l’abuso sul minore avviene in famiglia spesso il silenzio è causato dal fatto che al minore non appare assurdo essere abusato. Spesso, inoltre, quando il bambino trova l’evento strano, insolito o decisamente doloroso lo confida all’altro genitore che però, paradossalmente, giustifica l’abusante costringendo il minore a un silenzio che assolve il colpevole, ma condanna la vittima a reiterare l’esperienza o a viverla senza potersi ribellare.

Generalmente, infatti, la denuncia dell’abusante non parte dal coniuge o dal bambino, ma da una segnalazione dei servizi sociali o della scuola; spesso la confessione della vittima è una confidenza fatta a un amico, a un professore che si accorge del cambiamento di umore o di comportamento del minore o, più raramente, a un parente estraneo al piccolo nucleo.

Spesso anche gli abusi sessuali sulle donne non vengono denunciati. Il movente fondamentale pare essere la paura di eventuali rappresaglie, ma qualora la violenza sia consumata tra le mura domestiche, la causa del silenzio può essere una sottile forma di collusione con il colpevole. Viene così a configurarsi una sorta di gioco perverso tra carnefice sadico e vittima masochista. Molte di queste donne sono state bambine maltrattate fin da piccole, che trovano in una certa misura normale, quasi consueto, essere concepite come oggetti sessuali o come bersaglio di violenze di vario genere. Lo stupro non è altro che il prolungamento di un maltrattamento cominciato molto prima, al quale la bambina non ha saputo opporsi. La donna, divenuta adulta, persevera nel comportamento passivo infantile spesso, inconsciamente, cercandolo poiché con esso ha dimestichezza. È per questo che molte donne scelgono, inconsciamente, l’uomo che le picchierà o le violenterà. La donna che trova la forza e il coraggio di denunciare è quella che comincia a ribellarsi al proprio copione familiare, che vuole cambiare, in un certo senso, “guarire”.

(Attenzione! Questo è solo un estratto. Puoi leggere l’articolo completo acquistando il vol. n. 2 dicembre 2013)

Francesca Perone è Funzionario della professione giuridicopedagogica – Dipartimento amministrazione penitenziaria – Ministero della Giustizia a Roma.

RIASSUNTO:

Parole chiave: sex offenders, pedofilia, violenza, abuso, devianza, parafilia, sexual preference, donne, distorsioni cognitive, relapse prevention, stalkers, sindrome narcisista, personalità antisociale, dipendenza, tipologie psichiche, interpretazioni psicodinamiche, trattamenti.

L’articolo tratta il tema della devianza e della molestia sessuale nelle sue varie forme, proponendo una configurazione psicologica dei sex offenders. Si tenta di distinguere in tipi psichici diversi gli individui che mostrano un comportamento sessuale deviante, tenendo in considerazione elementi come la cosiddetta “preferenza sessuale” e attraverso ipotesi interpretative psicodinamiche che indagano la possibile influenza del rapporto con la madre e il padre nella patologia del sex offender.
Viene fornita una descrizione degli approcci adottati nel trattamento di questi disturbi e comportamenti, grazie ai quali gli individui sessualmente deviati possano recuperare le loro abilità sociali.
Questo studio indaga le possibili cause di tali devianze, proponendo una visione ampia ma approfondita del tema, con lo scopo di mettere in luce un problema non abbastanza indagato e spesso censurato persino dagli studiosi scientifici.

SUMMARY:

Keywords: sex offenders, pedophilia, sexual abuse, violence, deviance, paraphilia, sexual preference, women, cognitive distortions, relapse prevention, stalkers, narcissistic personality disorder, antisocial personality, dependence, psychic typologies, psychodynamic interpretations, treatments.

This article discusses the issue of sexual deviance and violence in their multiple forms, offering a psychological configuration of sex offenders. It attempts to describe sex offenders in different psychological typologies, taking into consideration their “sexual preference” and also psychodynamic interpretations, which examine the possible influence that the relationship with their mother and father might have in sex offender’s behaviour.
Furthermore, this study provides a description of the different types of approach adopted in the treatment of these disorders and behaviours, that might help sex offenders to recover their social skills.
It also focuses on the possible causes of deviance, suggesting a wide, detailed, view of the issue, aiming to highlight some aspects that are often excluded, or censored, even by the academics.

BIBLIOGRAFIA
AA.VV., Report del seminario transnazionale “Il progetto wolf”, Roma 10-12 marzo 1999, a cura del Ministero della Giustizia–Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Istituto Superiore di Studi Penitenziari
Bach S., Le relazioni oggettuali sadomasochistiche, in Fogel G.I. e Myers W.A., Perversioni e quasi-perversioni nella pratica clinica, Il Pensiero scientifico, Roma 1994
Cooper A.M., Il nucleo inconscio della perversione, in Fogel G.I. e Myers W.A., Perversioni e quasi-perversioni nella pratica clinica, Il Pensiero scientifico, Roma 1994
Fornari F., Genitalità e cultura, Feltrinelli, Milano 19834
Giulini P. e Xella A.M., Buttare la chiave? – La sfida del trattamento per gli autori di reati, Raffaello Cortina, Milano 2011
Klein M. (1957), Invidia e gratitudine, G. Martinelli, Firenze 1969
Mahler M. e collab. (1975), La nascita psicologica del bambino, Boringhieri, Torino 1978
Mele F., Mio caro nemico, Armando, Roma 2010
Neumann E. (1956), La Grande madre, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1981
Stoller R., Hostility and mystery in perversion – International Journal of Psychoanalysis, 1974
Traverso G. (a cura di), Il comportamento violento sulla donna e sul minore, Giuffrè, Milano 1988

in arrivo il numero di dicembre


 

ecco alcuni interessanti articoli che troverete nel numero di dicembre:

  • Siamo e restiamo liberi di Luca Valerio Fabj
  • Dalla facoltà acustico-musicale alle origini del linguaggio orale fino al predominio della cavità orale che genera il mondo sulla cavità uterina che genera la vita di Claudio Messori
  • Un metodo molto pericoloso: la coniunctio sessuale alchemica trasformativa  (seconda parte) di Luca Valerio Fabj
  • L’LSD e la terapia psichedelica di Bruno Severi
  • La dimensione “onirico-immaginativo-simbolica” come focus per l’ascolto analitico, in un setting pubblico e privato di Luca Biasci
  • Il narcisismo di Giuseppe Battaglia e Giuseppe Ferrari
  • L’arte: frutto dell’anima. I colori dell’Anima in una Alchimia creativa di Matteo Marino
  • Il linguaggio alchemico nella prassi e nella psicoterapia junghiana di Diego Pignatelli Spinazzola
  • Efsa e l’aspartame di Fiorella Belpoggi
  • In appendice:
    Relazione sul convegno Psicoterapia tra natura e psiche  - Università di Parma – 8 novembre 2012 (a cura di Francesca Violi).

Carl Gustav Jung e i suoi eredi. Nel solco di una tradizione: dissetandosi da un antica sorgente

Carl Gustav Jung, Erich Neumann, Marie-Louse von Franz, James Hillman, Jolande Jacobi, Toni Wolff, Rudolph Otto, Otto Rank, Henry Corbin, hanno aperto per noi dei profondi solchi nel quadro di una ricerca archetipica, implementando quelle stesse idee in una linea del tutto inedita, sganciatasi dalla psicoanalisi di Sigmund Freud. Il materiale archetipico di questi precursori dalla linea scientifica si allineò come ricerca del profondo all’analisi ed alla direzione mitologica che attraverso un occhio archetipico fondava il mundus di una letteratura accostata alla visione classica degli antichi. Sulle spalle di questi giganti e dei loro symposii alla round table di Eranos, la moderna ricerca psicoterapeutica del profondo sta ora riscuotendo un enorme successo già dall’avvincente lancio del Libro Rosso di C. G. Jung (2009) riscoperto alla luce dai soli eredi e da uno sparuto gruppo di analisti di fama mondiale tra cui Stephen Martin, l’iniziatore del progetto Philemon, Nancy Furlotti e Sonu Shamdasani (1989). La profonda sollecitazione alle riletture di C. G. Jung viene dalla consapevolezza dell’inestimabilità dei suoi scritti e del suo pensiero filosofico che al contrario di Freud trovò delle solidi basi nel misticismo, nonchè nella teologia e nella natura religiosa e psichica della Sapientia Dei. Un pensiero tribolato da antichi sentieri e solchi visionari che stiamo appena iniziando ad attraversare. Se non altro va a Jung il merito di aver fornito alle dubitabili premesse teologiche una prospettiva teleologica finalizzata al recupero ed al ripristino della dimensione interiore dell’anima vista come anima mundi accedendo così ad un suo mero significato neoplatonico. Nel solco della tradizione lo Junghismo di prima generazione ha lasciato un incredibile messe di volumi (vedi von Franz) che nella chiave classica e neo-classica figurarono come l’arcana ricostituzione e ri-fondazione di quel sapere e di quel sentire classico che nel mondo greco-romano degli antichi e nello stadio patriarcale e matriarcale egiziano, sumero e mesopotamico, rappresentarono un incredibile patrimonio archetipico e mitologico che ora come non mai urge il bisogno di esplorare. Jung presentì questa scommessa con la sua anima che proliferava di un antichissima mitologia. E’ da Jung che questo “presagire il mistero” sta proseguendo nell’inesauribile ricerca delle sue Opere riproposte da una nuova generazione di cultori ed analisti che senza stravolgere l’edificio junghiano, ne sta contestualizzando non solo l’Opus, nel tentativo di consolidare un elitaria comunità che come direbbe Jung,continua l’aqua doctrinae della tradizione bevendo e dissetandosi da un antica sorgente.
Diego Pignatelli Spinazzola
Riferimenti:
Jacobi 1957, Complesso, Archetipo, Simbolo nella Psicologia di C. G. Jung, Bollati Boringhieri Torino 1971.
Neumann, E., Storia delle Origini della Coscienza, Astrolabio Ubaldini Editore, 1978 Roma.
Neumann, E., La Grande Madre: fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio; Astrolabio-Ubaldini, Roma 1981.
C. G. Jung, Scritti scelti, a cura di J. Campbell, Edizioni Red, Milano 2007.
C. G. Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, raccolti ed editi da Aniela Jaffè, Bur 2008.
C. G. Jung, La psicologia dell’inconscio, Newton Compton editori, 1989 Roma.
C. G. Jung, La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton, Editori, 2006 Roma.
C. G. Jung, Psicologia e Alchimia in Opere Vol. 12, Bollati Boringhieri editore, 2006, Torino.
C. G. Jung, Opere Vol. 14 (1955/56)/ Mysterium coniunctionis., Curato da: Massimello M. A., Editore, Bollati Boringhieri., Collana: Gli archi 19.
C. G. Jung, The Red Book (Liber Novus) edited by Sonu Shamdasani., Norton New York/London 2009.

“Il Minotauro” a Cesena: la più antica rivista junghiana di psicologia

Sarà presentata giovedì 25 ottobre ore 18.00, presso il locale “Nero su Bianco” di Cesena, (Corte Dandini n. 18) una delle riviste junghiane più antiche d’Italia “Il Minotauro” edita dalla Casa Editrice Persiani di Bologna. Saranno presenti, il direttore della rivista Luca Valerio Fabj, medico e psicoterapeuta, il direttore della Scuola Aion, Angelo Gabriele Aiello, e l’editore Paolo Emilio Persiani.
L’autorevole voce rappresentata dalla rivista è attestata, oltre che dalla ormai quasi quarantennale pubblicazione, dall’aver ospitato nelle sue pagine studiosi di fama mondiale quali Carl Alfred Meier, Murray Stein, Hans Dieckmann e molti altri. È inoltre attualmente in corso il conteggio dell’Impact Factor da parte del Journal Citation Reports (Thomson Reuters).
L’analisi è vista come la necessaria “discesa agli inferi” attraverso cui è possibile liberarsi dal “labirinto” costruito dalla ragione nel nostro inconscio. Non si rivolge esclusivamente a un pubblico di specialisti del settore: allarga il suo orizzonte di ricerca a una serie di tematiche del campo del sapere quali la Biologia, le Neuroscienze, ma anche l’Antropologia o la Storia delle Religioni.

Sarà offerto aperitivo ai presenti

 

Arcanus loci: Le regioni junghiane dell’inconscio

Arcanus loci e genius loci, ambedue corrispettivi del logion gnostico-junghiano come archetipo in cui si cela il mysterium soteriologico oltre la soglia. Ambedue prese di coscienza formano quello spiritus rector del tramite guida, del mistagogo dei nasseni, l’agathodaimon,simbolo arcaico della totalità (vedi Carro di Aristotele, uccello arcano Ortus e quadripede anfibio in Mysterium coniunctionis pp. 189-223). Quell’arcana regione che gli antichi individuavano nell’Arabia felix era un viaggio negli oscuri sepolcri dell’Ade; un viaggio dell’ anima nelle regioni persiane e nelle notti osiriane lungo le sponde del Nilo; un viaggio tra mito ed eros come raccontato in Plutarco (Iside e Osiride) e in Orapollo.
Questo locus è lo spiritus familiaris, l’Egitto dei padri e dei grandi faraoni,è il mare tenebrositatis che spinge le nostre remore inconsce a non tuffarci,allorchè terra familiare per l’audace ed il temerario eroe. Sono le terre del Nilo (ostia Nili) in cui Michael Maier approdò nella sua peregrinatiochemica nei domicili di Saturno e Mercurio fino alle arcane dimore della sibilla eritrea. E’ un arcanus che contempla l’età d’oro della Magna Grecia e della dionisiaca fuga di Atalanta, ripresa nella celebre Atalanta fugens dello stesso Michael Maier (1618) rinvenuta dalle Emblemata di Theodor De Bryad Oppenheim. E’ il racconto di un unio mystica tra mito e natura,tra scienza ed arte. E’ l’oscuro transito dell’Arabia felix,della fenice simbolo ed allegoria christi par excellence. E’ un inoltrarsi nelle regioni dell’Africa, lì dove il Sè risponde di un ancestralia arcanum secretorum che rivelerà lo splendore della simia dei, della bestia divina. Un immagine a tal proposito lo rivela l’egiziaco Thoth che in tempi recenti prese le somiglianze dello stesso Mercurio Ermete Trismegisto. Nello svelare le regioni oscure ci avviciniamo a quella dinamica dei complessi autonomi dell’inconscio che C. G. Jung ha privilegiato con il nome di tertium irrationalis. Se l’uomo assetato della bestia arcaica desidererà liberarsi della dissociazione psichica a scapito di questa dovrà fare ricorso,come ammise Jung, al suo tertium irrationalis. Dovrà ricorrere a quello spiritus familiaris rinchiuso nella bottiglia e scacciato per eresia dogmatica dalla coscienza dell’unilateralità. Facendo appello al tertium si dipanerà un mysterium che non avevamo mai incontrato altrove. Un mysterium che come miele fungerà da ambrosia e collocherà povere spoglie mortali sull’altare degli dèi, in quell’Olimpo dove l’ottavo, il Re malato di questo tempo,troverà finalmente il suo legittimo e ben agoniato posto. Familiarizzando con il Mysterium della psiche, esploriamo regioni che consone ad uno spirito antico richiamano quella peregrinatio mystica intrapesa da Maier e dagli alchimisti che percorsero le tracce dell’antica Gnosi. Al pari degli gnostici gli alchimisti scorsero realtà quasi da settimo clima,un alam al’ mithal visionario che diresse le loro interpretazioni al di là di un ermeneutica cosciente. Era un ermeneutica dell’inconscio che contaminò di simboli l’universo ermetico dell’alchimista. Un universo che aspettava di essere scoperto e re-incantato attraverso le fasi e l’opera di trasformazione alchemica che presentava i caratteri di un epifania divina, di un tajjallimistico.
Il processo alchemico si proponeva di prendere familiarizzazione con l’oscurità del Mysterium ed è per questo che lo spiritus familiaris venne incontro a molti alchimisti-con Mercurio, psicopompo par excellence. Il tramite con Mercurio figurò come quel trattamento ermeneutico e creativo che fungeva da Lapis,cardine del Sé e fine del trattamento alchemico. Jung si appropriò non solo dell’immagine del Lapis ma anche della stessa sintesi e prefigurazione ermeneutica e nel solco della tradizione ermetica rese tributo all’alchimia favorendo la sua personale alchimia delle immagini, il suo personale trattamento psicoanalitico. Il laboratorio segreto che un tempo era dell’alchimista agli inizi dello scorso secolo prese la prefigurazionedelklinè o del temenos per Jung. Venne proposto quello stesso voyage immaginale nel percorso esistenziale del paziente al fine di recuperare le istanze simboliche e mitologiche, cardini di un integrazione della personalità cosciente. Attuando Mercurio come familiaris si avvicinava il malato al suopharmakon, promuovendo la medicatrix della coscienza per effetto dell’inconscio e dei suoi livelli affettivi e proiettivi. Quel transitus era l’unico ponte da cui la sintesi ermeneutica e costruttiva poteva avvenire. La possibilità in toto era l’individuo come uomo totale e come epitome dell’anthroposmistico par excellence, Cristo,redentore delle anime. Il processo allegorico diventava subliminale e da subliminale si prefigurava in quel leit motifsimbolico ed archetipico che riconduceva per vie traverse l’uomo al Sé, l’Anthropos a Cristo. Il rapporto che vi è tra i due difatti mette in atto la filogenesi e l’ontogenesi dell’uomo, dell’individuo stesso. La ripartizione di un Arabia felix che rinnovi di aureo splendore la psiche,equivale ad una ripartizione delle funzioni inconsce e meno differenziate,la simia dei per antonomasia,il gibbone arcaico,nella funzione cosciente che al contrario risponde al mito portante dell’eroe. E come un ostia sacra si compone di due parti così l’Anthropos ha il compendio di due mondi confinanti,per usare una metafora pertinente a symbola aurae mensae (Michael Maier 1617) che Maier illustrò nella sua incredibile discesa nel vestibolo degli inferi egizi. Le due funzioni comunicanti e l’assimilazione della quarta funzione, del 3 e del 4,sono un epitome dell’Uno e quindi di quell’homo totus che rappresenterebbe ciò che Jung amava definire un integrazione della personalità. E’ attraverso il descensus e l’ascensus del mondo onirico e diurno che la peregrinatio mystica si compie e che come in un arcanum secretorum,il sognatore risponda agli echi di un iniziazione segreta spingendosi oltre il perimetro di quel sacro temenos, che un tempo rivestiva l’arcanus locus dell’esperienza mistica e misteriosofica.

Diego Pignatelli Spinazzola

Riferimenti:
C. G. Jung, Op. Volume 9** Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sé, Bollati Boringhieri, ristampa 2005 (pp. 136-144).
C. G. Jung, Scritti scelti, a cura di J. Campbell, Edizioni Red, Milano 2007.
C. G. Jung, Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.
C. G. Jung, L’inconscio collettivo in RCS libri 2011, Milano.
C. G. Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, raccolti ed editi da Aniela Jaffè, Bur 2008.
C. G. Jung, Tipi Psicologici, Newton Compton editori, Roma 2009.
C. G. Jung, La psicologia dell’inconscio, Newton Compton editori, 1989 Roma.
C. G. Jung, La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton, Editori, 2006 Roma.
C. G. Jung, Psicologia e Alchimia in Opere Vol. 12, Bollati Boringhieri editore, 2006, Torino.
C. G. Jung, The Red Book (Liber Novus) edited by Sonu Shamdasani., Norton New York/London 2009.
C. G. Jung, Opere Vol. 14 (1955/56)/ Mysterium coniunctionis., Curato da: Massimello M. A., Editore: (pp. 189-223) Bollati Boringhieri., Collana: Gli archi 19.
C. G. Jung., Lo spirito Mercurio., 1943/1948.
Plutarco., Iside e Osiride XLI in Mysterium Coniunctionis Op. Vol. 14 p. 135, Bollati Boringhieri, Collana: Gli archi 19.

Psicopatologia tra Natura e Cultura

Giovedì 8 novembre 2012, presso l’Università di Parma, Aula Magna, in via Cavestro 3 , si terrà il convegno “Psicopatologia tra Natura e Cultura”

è uscito il numero di giugno!

è uscito il numero di giugno 2012 della Rivista “Il Minotauro”.
Alcuni degli articoli in questo numero:
-Nietzsche: finalmente! Editoriale di Luca Valerio Fabj
-Dimensione sessuale e dimensione analitica: un accostamento antitetico, pradossale o ossimorico? di Luca Biasci 
-La psicologia di Jung come strumento di indagine di alcuni momenti della storia della matematica di Maurizio Renzi
 -Ayahuasca: la medicina dell’anima. Viaggio e esperienza tra gli sciamani Shipibo – Conibo del Perù di Bruno Severi
 -Un metodo molto pericoloso: la coniuctio sessuale alchemica trasformativa (seconda parte) di Luca Valerio Fabj
 
-Recensioni:
La sorella che salva di Beatrice Balsamo

Jung: la via orientale

MERCOLEDÌ 25 LUGLIO 2012 – ORE 21:00 – Mediateca di San Lazzaro (spazio all’aperto)

il viaggio interiore dell’uomo nella psicologia analitica.
confronto fra il pensiero di jung e le filosofie orientali

a cura di Luca Valerio Fabj (medico, docente, psicoterapeuta)

Si dice che nella vita di un autore esistano date emblematiche ed episodi cruciali grazie ai quali alcuni suoi nodi tematici, sotterranei e altrimenti dispersi, si addensano all’improvviso, giungendo prepotentemente in superficie. Il periodo compreso tra la fine del 1937 e la primavera del 1938 costituisce per Jung quel determinato segmento biografico in grado di riassumere, dare risalto e ridistribuire, oltre il segmento stesso, il complesso delle relazioni che collega il pensiero junghiano al cosiddetto Oriente….. Insomma un viaggio di stupori, noie e divagazioni alla ricerca di un “Oriente dell’Occidente”.

 

intervista a Barbara Collevecchio, recensione del libro “Il Male che cura”

MaleCura_CoverDa Psicologia Radio, intervista a Barbara Collevecchio, recensione del libro Il male che cura, un viaggio psicoantropologico nel rito di Cocullo con la sua processione di San Domenico e le serpi.
Commento musicale: Fauso Ciotti “Madre coraggio”
5minuti5
Puoi ascoltare la trasmissione collegandoti al link:

http://www.psicologiaradio.it/?p=512